Pride Month 2026
#diary
Il Pride Month è un mese di celebrazione e memoria. Serve a festeggiare chi siamo, a ricordare chi c'è stato prima di noi e perché la lotta per la nostra esistenza è ancora più che necessaria.
Fin ora per me il Pride è stato un momento di informazione innanzitutto, di ascolto (come il resto dell'anno in ogni caso) e dove potevo essere, anche se solo per il giorno della manifestazione me stess*. Potevo esistere per chi sono davvero, sentire chi volevo essere, quando per il resto dell'anno ero e sono il fantasma della persona che ci aspettava che fossi.
Quest'anno è stato ben diverso.
Quest'anno, il Pride Month è stato un mese di lutto. Un remider continuo di cosa ho perso ma anche di tutto ciò che ho da guadagnare.
Qualche mese fa ho perso la mia famiglia scelta. C'è stata tutta una situazione complicata, che non sto a spiegare, che alla fine si è conclusa in tragedia e persone che più volte mi avevano detto di essere parte della loro famiglia, alla fine mi hanno tagliato fuori.
È stato come venir buttati fuori di casa senza se e senza ma e soprattutto senza conoscerne il perché. È un dolore fortissimo che ancora mi trascino dietro, faticando a elaborarlo e che è segnato da una rabbia tale che in poche altre occasioni ho provato e provo. Non ho avuto una vera chiusura e devo farmene una ragione che mi piaccia o no.
Per le persone queer la famiglia scelta molto spesso è più importante di quella di sangue, perché si viene capiti da persone scelte con cura e affetto, che ti somigliano, hanno esperienze vicine alle tue. Il trattamento che ho ricevuto è stata una coltellata alle spalle a cui sono seguite realizzazioni di cui avrei fatto a meno. O che avrei voluto imparare diversamente.
In questa esperienza di merda ho imparato, nel peggiore dei modi, la differenza tra essere 'gay' (nella definizione più generica del termine) e l'essere 'queer'.
Pensavo di aver trovato persone queer che condividessero la mia visione del mondo e in parte era forse così ma ai fatti non si comportavano così. Perché come si può essere queer quando non rispetti il genere di un tuo amico? Non ne rispetti la fluidità, la complessità e ti lamenti quando io stess* ti chiedo di usare un nome diverso?
Ho subito micro aggressioni (che fossero intenzionali o meno, quello sono state) dalle persone che più amavo. E non avrò mai delle scuse per questo. E non so quanto gliene importasse di me, di chi sono e di chi sto cercando di essere.
Non erano queer, erano persone gay con un sacco di merda interiorizzata e che non sanno darsi lo spazio per mettersi in discussione e purtroppo l'ho capito solo dopo essermi fatt* male. Erano persone gay che si divertivano con trucco e parrucco ma poi anche nel loro quotidiano non facevano attivismo. Sempre fieri alle parate ma che ti fanno vergognare di chi sei il resto del tempo. Senza cercare di capire o accettare l'esistenza di esperienze diverse dalla loro. Ciò che non era capito, o era diverso dalla loro visione delle cose, veniva ignorato.
Io sono e ho deciso di essere queer, il mio corpo e la mia esistenza sono politica, il mio esistere mette in discussione il binarismo che mi è stato imposto per quasi tutta la mia vita, il mio essere queer cerca e lotta disperatamente per rapporti diversi e uno stile di vita diverso, più autentico, sereno, sincero, antifascista e anticapitalista.
Questo Pride Month mi ha fatto capire che tutti vogliono un villaggio ma nessuno vuole essere un paesano (Everyone want a village but no one want to be a villager), volevano una comunità di supporto ma senza metterci i loro due centesimi. And it showed. Io, al contrario desidero una comunità che sì mi sostenga ma che io a mia volta prometto di sostenere.
Perché questo dovrebbe essere la comunità LGBTQIA+, dovremmo aiutarci, sosenerci e difenderci a vicenda e non succede sempre, purtroppo. Anche questo è stato un reality check doloroso.
Quindi questo è quello che mi ha lasciato questo mese, tanto dolore e tanta riflessione da fare, tanta crescita. È anche uno dei motivi per cui è nato lo Shakesqueer, per riflettere e crescere ma non da sol*. Perché questo è un viaggio che vale la pena fare in compagnia.